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Rifiutiamo i rifiuti

QUANDO PREVENIRE LO SPRECO ALIMENTARE PUO’ ACCELERARE LA CORSA VERSO UN’ECOLOGIA INTEGRALE

L’inquinamento non è altro che risorse non utilizzate. Le disperdiamo perché non ne conosciamo il valore.” – R. Buckminster Fuller 

A otto anni dalla prima Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, è possibile fare un bilancio di quanto il contesto attuale, aggravato dalla situazione di eccezionale emergenza che sta colpendo l’intera società globale, abbia plasmato, influenzato ed inciso sulle nostre percezioni, scelte e abitudini alimentari.

Spreco alimentare: lo specchio della realtà.

La pandemia ci ha resi più sensibili e più attenti alle scelte alimentari, almeno sul fronte domestico. Trascorrendo a casa più tempo e di fronte all’obbligo di trovare forme di creatività alternative, la cucina si è trasformata per molte famiglie in un luogo in cui sperimentare, giocare, condividere, vivere la socialità negata nelle sue forme più tradizionali. E quindi anche valorizzare al meglio gli ingredienti acquistati, come ha dimostrato anche il sondaggio lanciato dal Future Food Institute in piena pandemia. 

Contesto che si va ad aggiungere ad un inevitabile aumento della sensibilità collettiva alle tematiche ambientali e alimentari. Secondo i dati 2021 pubblicati dall’Osservatorio Internazionale sui Rifiuti (Waste Watcher International Observatory) a livello globale, il 71% dei cittadini percepisce come grave le conseguenze derivanti dal cambiamento climatico, con un’Italia che emerge per essere particolarmente attenta, rispetto alla media mondiale, a gestire e ridurre la quantità di materiali e cibo che finisce nei rifiuti (48% dell’Italia, contro una media globale del 32%). Si tratta di uno scenario arricchito da un aumento di iniziative, start up, imprese, attività, eventi che promuovono e si impegnano a veicolare buone pratiche di prevenzione dello spreco alimentare. 

Eppure, questo non significa che lo spreco alimentare sia un vizio totalmente estirpato. Sempre secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Internazionale sui Rifiuti, in media ogni italiano spreca quasi 530 grammi di cibo a settimana. Dato che, se calcolato a livello annuale, corrisponde a più di 27 kg di cibo che un individuo nel nostro Paese arriva a sprecare. Si tratta di pratiche che, in gran parte giustificate dalla banale ed ingiustificabile dimenticanza (47% degli intervistati), costa al nostro Paese 6 miliardi e 403 milioni di euro solo per lo spreco domestico, mentre invece si sfiorano i 10 miliardi di euro se si includono le perdite in campo e gli sprechi nel commercio e distribuzione. Troppo, per un Paese piegato dalla crisi economica, sanitaria e politica attuale.

“Il problema dello spreco alimentare è un problema che abbiamo in casa, tutti i giorni. E’ un problema etico, economico e ambientale. In un momento in cui abbiamo bisogno di milioni di euro dall’Europa, ha senso sprecare miliardi di euro per il cibo sprecato?” Gian Luca Galletti, ex Ministro dell’Ambiente, in occasione dell’ottava Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Troppo anche per i costi ambientali che questi dati comportano. La FAO ricorda come l’acqua utilizzata per produrre cibo che poi viene sprecato è di circa 250 km3, quasi 3 volte il Lago di Ginevra (in termini di volume). Costa quasi 1,4 miliardi di ettari di terra, che è quella utilizzata e sfruttata per produrre cibo che non verrà mai consumato. E costa tanta biodiversità, prelevata e poi cestinata, se solo pensiamo che arriviamo a buttare fino al 70% del pesce catturato. 

Siamo tutti consapevoli della gravità dell’attuale emergenza climatica. Eppure se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo più grande emettitore mondiale di gas serra dopo Cina e Stati Uniti, ci ricorda il Programma Ambientale delle Nazioni Unite.

Prevenire: voce del verbo educare

“Dobbiamo mettere fine alla cultura dello scarto, noi che preghiamo il Signore di darci il pane quotidiano. Lo spreco alimentare contribuisce alla fame e ai cambiamenti climatici.” Papa Francesco

Con queste parole ha concluso il suo intervento l’On. Sandra Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute, durante l’ottava giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, promossa dalla campagna Spreco Zero con il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente e degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net.

Una giornata pensata per promuovere e garantire modelli sostenibili di consumo. Una giornata per valorizzare l’importanza del dialogo, dell’incontro tra attori diversi, per riunire le forze ed avanzare verso un benessere comune, in cui gli interessi dei singoli individui vengono corroborati negli interessi della società di cui essi fanno parte, in cui l’ecologia integrale venga finalmente applicata come prassi. Per questo, il 5 Febbraio, erano presenti accanto ad Andrea Segrè rappresentanti della politica italiana (Francesca Puglisi, Sandra Zampa, Gian Luca Galletti), la rappresentanza Italiana alla FAO (Vincenza Lomonaco, Maurizio Martina), rappresentanti scientifici, università, consorzi, rappresentanti della grande distribuzione, mense. Riuniti per favorire scambi di saperi, interconnessione, per creare ponti e connettere i puntini. Quei puntini che formano, nella loro moltitudine, il Pianeta che abitiamo. 

Possiamo e dobbiamo partire dal cibo per mettere in pratica l’insegnamento olistico necessario per perseguire un benessere diffuso e comune (One Planet – One Health). Quest’anno con il G20, il Food Systems Summit indetto dalle Nazioni Unite, il nuovo programma lanciato dalla FAO, la Food Coalition la grande responsabilità di rigenerare il sistema agro-alimentare ricade anche su di noi. Ed il ruolo dell’Italia, che quest anno ha la presidenza del G20, la co-presidenza di COP26 ed ospita il pre-Food System Summit potrà essere centrale in questo urgente cambio di paradigma. Per farlo, è necessario eliminare le distorsioni più ovvie, frutto di un mentalità ormai obsoleta, quali lo spreco alimentare. 

Abbiamo bisogno di seminare consapevolezza, di alimentare le menti con solide basi di educazione ambientale, di diffondere il valore reale del cibo, anche partendo dalle scuole e dalle mense scolastiche.

L’anno del cibo è appena cominciato!