Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Tra European Maker Week e SMAU, makers ed innovatori fanno tappa a Bologna.

Si è concluso al meglio questo nostro maggio di frenesia gastronomica, e anche giugno sembra promettere bene. Questa settimana Bologna ha ospitato SMAU, la storica fiera italiana dedicata all’Information & Communications Technology che raduna ogni anno decine di migliaia tra professionisti, imprenditori, giornalisti economici e top-buyers, nonchè startup e imprese creando match con ambizioni di sinergia, nell’intento di tracciare il cambiamento in un mercato in costante evoluzione. Con Antonio Perdichizzi di Tree abbiamo raccontato ai visitatori della fiera il percorso di open innovation avviato da DAY Buoni Pasto, azienda leader nel mercato dei buoni pasto, a cui è stato conferito il Premio Innovazione proprio durante SMAU.

SMAU 2016 - Premio Open Innovation - Antonio Perdichizzi, Sara Roversi, Marc Buisson.
SMAU 2016 – Premio Open Innovation – Con Antonio Perdichizzi – Tree e  Marc Buisson – Day gruppo UP.

 

Tra gli ospiti c’erano anche Michela Petronio, Research Vice President Global Discovery Center Barilla e Marc Buisson, Presidente e Amministratore delegato di DAY-Gruppo UP. Abbiamo parlato delle tecnologie utilizzate nella filiera agroalimentare che più segneranno il nostro tempo ‪nel workshop Seeds of Disruption‬ nella Food Industry, analizzando come la tecnologia stia delineando il futuro del cibo, modellando così cultura, ambiente e società. Ha chiuso la giornata in bellezza il terzo Food Tech MeetUp “alla bolognese”, organizzato in occasione di Biografilm Festival al Parco del Cavaticcio. Tema della serata: “The brand New Food Communities” ; aggregazione, esperienze, impatti sociali e culturali le parole ricorrenti tra i pitch delle nostre 5 disruptive ideas:  Cucine Popolari BolognaDelizialyDestinazione UmanaFoodyUcooki.

SMAU 2016 - Sara Roversi from Future Food, showing Seeds Of Disruption by IFTF
SMAU 2016 – Illustrando Seeds Of Disruption di IFTF

 

La settimana scorsa, invece, la nostra Bologna ha partecipato alla European Maker Week, l’evento ombrello fortemente voluto dalla Commissione europea e promosso da Maker Faire Rome insieme a Startup Europe, per permettere a innovatori e makers da tutto il Vecchio Continente di raccontarsi alla società civile, con più di 500 eventi organizzati in Europa. Ed essendo Bologna la City of Food, nel cuore della Food Valley, la EMW del Future Food Institute non poteva che celebrare il cibo e tutte le possibilità che l’innovazione tecnologica offre a questo settore d’eccellenza nostrana. Non è stata una scelta casuale, quindi, quella di ospitare da Well Done questo evento dedicato agli artigiani del digitale, nel cuore della città, là dove ogni giorno si sperimenta la coniugazione vincente tra food e tech innovation. Quattro anni fa una banda di innovatori stralunati con la fissa per la rivoluzione del cibo, sono partiti convinti che anche l’hamburger potesse essere hackerato per evolversi in qualcosa di più che una semplice parino all’americana. Non solo ricette ed food experience, ma anche tech. Nel corso della EMW abbiamo mostrato la nuova macchina per stampare il logo di Well Done sui  panini, convinti come siamo che il buon cibo non può prescindere da una narrazione originale, inequivocabile. Il locale è accogliente, i bolognesi che lo frequentano lo sanno, gli ospiti erano tanti e le presentazioni tutte incredibili. Il loro è un vero e proprio movimento culturale, che riflette l’antropologia dei millenials e che cavalca l’onda della rivoluzione digitale in atto. C’è chi l’ha definito un Rinascimento 2.0, che non a caso vede l’Italia in cima alle classifiche mondiali per numero di FabLab (sono più di 100 e in continua crescita, da noi, le officine di innovazione collaborativa), seconda solo agli Stati Uniti. Se da un lato è vero che i media tradizionali tendono a dare cattive notizie, dall’altro la disintermediazione cui stiamo assistendo in questi anni ha favorito la crescita di manifestazioni e confronti diretti tra i “produttori di buone notizie”, ossia le imprese e le startup o aspiranti tali, e i cittadini. E’ questa la filosofia che ci ha convinto che alcuni dei makers che conosciamo dovevano raccontarsi alla città, in un modo o nell’altro.

E così è venuto a Bologna l’eccezionale Piero Santoro, che insieme a Carlo d’Alesio ha fondato nel 2011 la startup d’Alesio&Santoro. Uno dei loro progetti, già presentato alla Maker Faire di Roma e New York e tutt’ora esposto al Museo Leonardo di Milano, ha impressionato tutti. Si chiama MEG, acronimo che sta per Micro Experimental Growing, ed è un sistema open source per la coltivazione ottimale di vegetali in serra: attraverso un’app per smartphone o tablet si può monitorare e impostare il microclima interno alla serra (portatile e domestica), inclusa la luce artificiale che, a seconda del colore e dell’intensità, può avere un’influenza determinante sul prodotto finale. E’ venuto anche Andrea Bezzecchi, dell’Acetaia San Giacomo, che ha raccontato del suo progetto Faceto, il primo acetificatore domestico realizzato col FabLab di Reggio Emilia, premiato col Blue Ribbon alla Maker Faire Rome 2015. E Marco Zibordi, con la sua startup PerFrutto basata su un algoritmo in grado di prevedere le caratteristiche fisiche di una pianta, in modo da pianificare per tempo le proprie coltivazioni. E poi la prof.ssa Clara Giardina, dalla facoltà di Design del prodotto industriale di Bologna, che ha ideato un’arena fatta di materali di scarto dove i bambini devono destreggiarsi in una corsa a ostacoli per salvare il cibo fresco: il progetto si chiama Kids against waste e punta alla sensibilizzazione dei giovanissimi al tema dello spreco alimentare attraverso attività ludiche interattive. Hanno partecipato anche tre gruppi di suoi studenti, con altrettanti progetti: FREGO, un sistema di prodotti che rivede il concetto di frigorifero tradizionale, Gnammit, un gioco di società che vede i partecipanti districarsi su un tabellone a forma di stivale alla scoperta delle tradizioni culinarie italiane, e Tarlo, un tavolino portatile realizzato per non rinunciare mai a un piano d’appoggio per scrivere, lavorare o mangiare, in qualunque posto ci si trovi. Riccardo Randi ci ha poi illustrato i suoi set di posate componibili, da lui progettate e realizzate (in legno e plastica biologica!) con una stampante 3D: ora sono parte dell’installazione Kitchen Tools di Francesco Bombardi, visitabile alla Fabbrica del Vapore di Milano, all’interno della Mostra New Craft curata da Stefano Micelli. E ancora Vinegraal, un cofanetto a tiratura limitata contentente l’ “oro nero” dell’Emilia (un aceto balsamico D.O.P. vecchio di un quarto di secolo), realizzato per celebrare i primi cinquant’anni della Consorteria Tradizionale dell’Aceto Balsamico di Modena insieme a un pennino di design che consente di decorare i propri piatti.

E i ragazzi? Nessuno pensa ai ragazzi? Il Future Food Institute, e con esso tutto il nostro Future Food Ecosystem, è sin dalla sua nascita in prima linea nel tentativo di rivoluzionare il mondo del cibo, supportando lo sviluppo di progetti food-tech che sappiano coniugarsi al mondo dell’apprendimento e della cultura. Per noi l’istruzione è l’unico strumento che consenta davvero di piantare i semi dell’innovazione e vederli crescere, grazie alla dedizione quotidiana di chi si è imbarcato in questa missione splendida e complessa. Per questo non poteva mancare la componente education, con giovani e studenti accorsi ad assistere all’evento ma sopratutto a presentare progetti. C’erano i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Spallanzani di Reggio Emilia, per cominciare, che hanno candidato due incredibili idee alla Google Science Faire. Partendo dal problema della scarsità dell’acqua in certe zone del mondo (il loro focus è sul Madagascar), vorrebbero sfruttare le proprietà evapotraspiratorie della mangrovia per raccogliere l’acqua dalle foglie di questa pianta in bacini da cui attingere in momenti di necessità (progetto H2ONKO, dal nome malgascio della mangrovia), e in aggiunta sviluppare utensili da cucina idro e omnifobici cioè, sostanzialmente, autopulenti: permetterebbero di risparmiare non poca acqua altrimenti destinata al lavaggio, in una zona dove ogni goccia è di vitale importanza. Gli studenti dell’Istituto Comprensivo N. 9 di Bologna, invece, hanno presentato la loro innovativa serra idroponica che candideranno alla Call for Schools di Maker Faire Rome 2016. Lì accanto, poi, nello spazio workshop, Sara Belloni, docente di Matematica e Scienze a Fiorenzuola con la passione per le nuove tecnologie e l’approccio laboratoriale nella didattica, e Alessandro Candiani, ingegnere ed ex ricercatore dell’Università di Parma, hanno presentato un progetto che permette a tutti, grandi e piccoli, di diventare scienziati per un giorno ed avvicinarsi alla scienza e al cibo con un approccio thinkering e altamente innovativo: con la piattaforma We-Lab e grazie alle funzionalità del microscopio portatile DNAPhone hanno creato e animato un videogioco mediante Scratch, utilizzando le immagini delle cellule vegetali di cipolle, banane, carote, patate catturate con lo smartphone. Il tutto nell’ottica di una scienza partecipata e affascinante.

E’ stata una grande giornata, grazie all’entusiasmo di tutti quelli che vi hanno preso parte, professionisti, appassionati o semplici curiosi che fossero. Io l’ho vissuta come una vera e propria prova generale di quella che sarà la Maker Faire Rome 2016, l’edizione europea del più grande spettacolo al mondo sull’innovazione: l’anno scorso ha visto esposti 452 progetti, ospitato 511 tra conferenze, live talk e workshop, per un totale di oltre 100.000 partecipanti. Tutte queste persone sono accorse nella nostra capitale (che nonostante tutto, forse, può ancora essere la culla della civiltà moderna) per scoprire la nuova cultura del fai-da-te, sviluppata con le tecnologie che quest’epoca di illuminismo digitale sta rendendo possibile. Ne sono giorno dopo giorno più convinta: è ora di cavalcare l’onda lunga che questo straordinario movimento di makers sta creando, a partire dalla nostra Italia sgangherata e fiduciosa, creativa e intraprendente. Riccardo Luna, che d’innovazione se ne intende, ha scritto che oggi “i bit decidono il destino degli atomi”, e io concordo con lui. Questo vuol dire che sempre di più, nel futuro, vedremo la nostra vita quotidiana investita dal cambiamento che il mondo digitale, parallelo e adiacente a quello reale, sta provocando. Per governare il cambiamento bisogna conoscerlo, e Maker Faire Rome 2016 è un ottimo punto di partenza per questa esplorazione. Ci vediamo a ottobre, allora! Ci vediamo a Roma!