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Dal Mediterraneo ad Okinawa (Giappone): le diete della longevità sostenibile

I festeggiamenti della settimana della Cucina Italiana nel mondo, sono stati un momento preziosissimo per ragionare sulla sostenibilità e rigenerazione dei sistemi alimentari. Tematiche che si intrecciano profondamente con gli aspetti culturali, sociali e comunitari. Il cibo infatti non è solo produzione, ma è anche identità e convivio. Il Future Food Institute con il Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo” assieme all’Ambasciata Italiana a Tokyo hanno ospitato voci esperte in rappresentanza delle due diete più sane del mondo, le diete della longevità, entrambe riconosciute dall’UNESCO come patrimoni immateriali dell’umanità. L’incontro ci ha permesso di capire come queste, ben distinte, identità culinarie possono essere allo stesso tempo simili nei valori, arricchendo il nostro bagaglio di sapere. 

Okinawa e Mediterraneo: siamo poi così diversi? 

La Dieta Mediterranea e la dieta giapponese di Okinawa, studiata da Craig Willcox, dell’Okinawa Research Center for Longevity Science, malgrado il fatto che si trovino in due continenti così diversi hanno degli aspetti che le rendono estremamente analoghe. Lo ha rivelato per la prima volta lo studioso Ancel Keys nel suo studio “Seven countries study”, uno studio longitudinale che studiava la longevità inusuale presente in delle zone di questi sette paesi. Due di questi sono appunto l’Italia con il Cilento e l’arcipelago di Okinawa a Sud Ovest del Giappone. Le isole di Okinawa sono un ecosistema molto particolare, con più di 160 isole, il clima subtropicale ha permesso lo sviluppo di specie uniche sia di flora che di fauna. La lingua e la cultura sono diverse rispetto al resto del Giappone, le donne ad esempio governano il sistema religioso. Inoltre molti siti Unesco sono presenti in queste isole. La Dieta di Okinawa è una dieta “semi – vegetariana”, ricca di verdure (tra cui le alghe), proteine e povera di carne, solo le carni magre sono presenti in questo tipo di dieta. Grazie alla recente nascita del movimento “Shoku – iku”, il corrispondente movimento slow food, questa dieta sta diventando sempre più conosciuta sia in Giappone che nel resto del mondo. 

Alcuni di questi aspetti richiamano chiaramente la Dieta Mediterranea, come studiata da Ancel Keys: una dieta povera di grassi ma ricchissima di nutrienti. Alcune similarità si ritrovano anche nello stile di vita che si rifà chiaramente alla convivialità e alla voglia di stare insieme. Questi  aspetti sono centrali nelle ricerche di Elisabetta Moro, Co-direttore del MedEatResearch e Professore presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Il MedEatResearch si impegna infatti nel documentare lo stile di vita presente in Cilento, che purtroppo sta a mano a mano affievolendosi, sostenibile sia per pianeta che per le persone che lo vivono e che spesso sono ignare della sua preziosità: “A volte, quando chiedo alle persone con cui faccio ricerca cos’è la Dieta Mediterranea, non sanno cosa dirmi, è nelle loro abitudini e questa cosa non ha un nome” dice Elisabetta Moro. 

A metà tra l’Italia ed il Giappone: un esempio vivente 

Queste due culture, e la rispettiva filosofia di pensiero che vi è dietro, trovano una rappresentazione concreta nel lavoro di Luca Fantin, Chef italiano stellato del “Il Ristorante – Luca Fantin” presso la Bulgari Ginza Tower a Tokyo. Luca Fantin trasferitosi dall’Italia al Giappone utilizzava inizialmente dei prodotti provenienti dal paese natale, ma poi si è accorto della ricchezza del territorio nipponico: “In Giappone dicono di avere 72 stagioni. Questo è molto interessante per gli chef. E a poco a poco ho iniziato a scoprire il paese. Ho iniziato a trovare un sacco di prodotti nuovi! A poco a poco anche la mia cucina è cambiata. La stagione mi dice cosa devo cucinare”. Il lavoro è guidato dal territorio, dalla stagione è radicato nella terra in cui si trova. Questa è diventata la filosofia del ristorante di Luca Fantin, ma è anche ciò che ancora anima le cucine delle signore della Dieta Mediterranea in Cilento. Una coscienza ecologica che modella l’identità culinaria del territorio, dove la natura detta il ritmo, dove creatività e sapienza giocano con i prodotti della terra dando vita a piatti succulenti e la comunità prospera nel convivio.

Anche quest’anno la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, ci ha permesso di creare o consolidare relazioni strategiche come quella storica tra Italia e Giappone anche grazie al lavoro meticoloso della nostra Ambasciata Italiana a Tokyo, rappresentata da Gianluigi Benedetti che, in conclusione, ha sottolineato alcuni  punti strategici per l’Italia e lo sviluppo della sua cultura alimentare: “Ogni edizione della settimana della cucina italiana è dedicata a un tema specifico. Quest’anno è dedicata alla sostenibilità alimentare. Recentemente la produzione e la sostenibilità del cibo sono diventati argomenti di crescente interesse nella comunità internazionale, poiché pongono grandi sfide a tutti noi. L’Italia, ha una responsabilità primaria come patria della Dieta Mediterranea. L’Italia è convinta che non esista una dieta universale, ma che le comunità locali sviluppino risposte locali in termini di nutrizione, disponibilità di cibo e spirito creativo”.