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Food Innovation Valley: l’Emilia Romagna ed i pionieri nella lotta contro lo spreco alimentare.

Nel 2015, le Nazioni Unite lanciavano l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e l’Italia ad EXPO Milano, diffondeva chiari messaggi sulla necessità di “Nutrire il Pianeta” in modo sostenibile, sottolineando la stretta relazione tra sistemi agroalimentari, ambiente e salute.

Il 2019 sarà invece certamente ricordato nella storia come l’anno in cui finalmente la lotta ai cambiamenti climatici ha conquistato l’attenzione dell’umanità e dei media, anche spinto dal messaggio lanciato da Greta e dal popolo dei Fridays for Future nelle piazze di tutto il mondo.  

E’ cominciato il count-down al 2030, abbiamo un decennio in per poter rispondere agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 e provare a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici.

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Numerosi sono i report redatti dalla FAO e dai più noti centri di ricerca mondiali che evidenziano gli impatti ambientali generati dalle nostre abitudini alimentari e dall’industria intera, come per esempio il report “Land is a Critical Resource” dell’IPCC lanciato nell’agosto 2019 che sottolinea la necessità di implementare rapidamente modelli di economia circolare, trasformare gli scarti in valore e ridurre gli sprechi.
Tante sono le “parole” diventate protagoniste della comunicazione dei nostri giorni plastic-free, plat-bases, ma soprattutto food waste.

 

Nel 2019 anche le Nazioni Unite hanno deciso di adottare la prima Risoluzione per la Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari, proposta sostenuta dalla Missione sammarinese presso le Nazioni Unite ed all’Ambasciatore Damiano Beleffi assieme ad Andorra e con il supporto delle Rappresentanze di Italia, Nigeria, Messico, Irlanda, Monaco, Giappone e Russia. Un’idea maturata nella cornice dell’iniziativa “Food For Earth” del Future Food Institute, promossa dalle rappresentanze di San Marino e dell’Unione Europea all’ONU dedicata ai temi del food loss & food waste su scala internazionale, svoltasi lo scorso 12 luglio a New York presso l’ONU durante il primo Boot Camp Future Food/FAO , dedicato agli ecosistemi climate-smart e alle città sostenibili e resilienti.

Steve Jobs diceva:

“You can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future.”

Così oggi, con curiosità guardo indietro, e con stupore e orgoglio connetto puntini scoprendo che la mia famosa “Food Valley” e Bologna la “City of Food” per eccellenza, sono come al solito un grande laboratorio di innovazione che ha accolto pionieri anche in questo settore.

Tante sono le soluzioni emerse, alcune sono venute direttamente dal versante istituzionale, come i Distretti del Cibo, strutture territoriali nate a livello regionale dal bando MiPAAF sui progetti di distretto con l’intento di promuovere le produzioni gastronomiche locali, definendo, come specificato dall’Assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca Simona Caselli, “regole comuni di valorizzazioni” anche per la riduzione dell’impatto ambientale e degli sprechi alimentari. O ancora Come cavolo mangi , un’iniziativa che fa parte della macro-area Agricoltura e Alimentazione del Programma Infeas 2017-19 nata con lo scopo di lavorare sulla prevenzione dello spreco alimentare abbinato alla promozione di una sana alimentazione e in cui sono stati coinvolti 14 centri di educazione alla sostenibilità, 25 classi, oltre 600 bambini e 29 imprese agricole locali.

Ma in in realtà era il 1998 quando, all’Università di Bologna, il professor Andrea Segré (docente ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata che studia le applicazioni e i fondamenti dell’ecologia economica, circolare e sostenibile) diede vita al progetto Last Minute Market e tutto ebbe inizio.

La storia di Last Minute Market nasce da un incontro speciale proprio tra Segré e Suor Matilde Lego, missionaria del lavoro che nel 1981 entrò nel Centro Agroalimentare di Bologna per sensibilizzare commercianti e grossisti sul recupero delle eccedenze di frutta e verdura, organizzando da questo un gruppo di volontari per riutilizzare l’invenduto. L’incontro avvenne proprio nel 1998, anno in cui Andrea cominciò a ragionare insieme ai suoi studenti della Facoltà di Agraria sull’intuizione avuta da suor Matilde e stilò una prima ricerca sulla promozione di azioni locali sostenibili. Nel 2001, poi, Last Minute Market si da una vera e propria forma di associazione, e dal 2003 diviene società cooperativa, cominciando a farsi strada sull’intero territorio nazionale attraverso la promozione e la proposta di servizi di waste recovery destinati alla Grande Distribuzione Organizzata. 

Grazie al networking con 350 punti vendita e oltre 400 enti del terzo settore, Last Minute Market attualmente recupera ogni anno 55mila pasti cotti, prodotti alimentari per un valore di 5,5 milioni €, farmaci per 1.000.000 € e più di 1000 tonnellate di prodotti non alimentari. Nella sola Emilia Romagna dal 2007 al 2016 Last Minute Market ha recuperato prodotti per un valore complessivo di circa 22 milioni € con il coinvolgimento di 132 Enti beneficiari diretti, 113 donatori e 52 Comuni. 

Il percorso di Andrea Segré è continuato negli anni e ancora oggi si rivolge all’Italia  con campagne di sensibilizzazione come Spreco Zero, realizzata fin dal 2010 in stretta partnership con il Ministero dell’Ambiente e i progetti Reduce e 60 Sei Zero e che ha potuto contare sulla sottoscrizione di più di 800 amministrazioni metropolitane della Carta Spreco Zero, sulla creazione del premio Vivere a Spreco Zero dedicato alle best practice della lotta anti-spreco, fino ad arrivare nel 2014 alla proclamazione della prima Giornata Nazionale contro gli sprechi alimentari, il 5 febbraio.

Tutto, però, avendo sempre ben saldo il legame con l’Emilia-Romagna. Un legame che crea continua sensibilizzazione e che oggi è tra i fattori di impatto positivo nella riduzione degli sprechi in diversi ecosistemi, tanto ambientali quanto istituzionali ed aziendali. Come nei terreni agricoli, dove la regione spreca solo il 0,13% delle produzioni al pari del 3,5% nazionale. O come nelle mense scolastiche, dove il 29,5% del cibo cucinato finisce tra i rifiuti, con la campagna Io non spreco, lanciata proprio da Last Minute Market insieme a Ribò, Comune di Bologna e Ausl Bologna per promuovere buone pratiche di sostenibilità ad oltre 13.000 bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado, distribuendo in regalo delle borse termiche salva spreco per conservare la merenda, la frutta e il pane che non consumati e portarli a casa. 

Andrea Segré con il suo progetto Last Minute Market è stato dunque il precursore di un vero e proprio movimento che oggi vede il nostro Paese ed in particolar modo la Regione Emilia Romagna guidare anche l’innovazione sul tema della valorizzazione degli scarti e la riduzione degli sprechi.

Oltre 40 start-up e progetti di innovazione dedicati al “waste upcycling”, al recupero e alla ridistribuzione delle eccedenze ed alla sensibilizzazione dei consumatori, sono stati censiti in regione dal nostro Future Food Institute, che ha anche contribuito direttamente nel sostenere alcune di queste iniziative. Dal 2014 ad oggi sono stati organizzati, decine di “kids lab” sul consumo responsabile, workshop all’interno di istituti agrari ed alberghieri, Hackathon tenutisi duranti il G7 dell’Ambiente e dell’Agricoltura nel 2017,  corporate challenges come Waste 2 Value (avviato sempre nel 2017 con Impronta Etica, Camst, Coop Alleanza 3.0 e IGD SiiQ per valorizzare gli scarti prodotti all’interno delle caffetterie dei centri commerciali ed educare su possibili soluzioni circolari per il recupero di scarti e sfridi), ma anche a livello internazionale, con The Wise Kitchen, la neonata iniziativa di sensibilizzazione e consapevolezza sui rifiuti alimentari prodotti nelle cucine creata insieme a The Spoon di Seattle.

Recupero, valorizzazione, rigenerazione, educazione, sensibilizzazione, innovazione: gli ingredienti necessari per accelerare il processo di sensibilizzazione e trasformare il nostro mindset da lineare a circolare. 

Oggi il Future Food Institute partecipa al lancio del No Food Waste Manifesto, che fornisce soluzioni intelligenti per evitare che il cibo che acquistiamo finisca tra i nostri rifiuti, una sorta di “decalogo” lanciato in occasione della presentazione della nuova piattaforma di Last Minute Sotto Casa. Un altro progetto che riparte da Bologna ancora più forte grazie a Gruppo Up Day, leader nella gestione del Buono Pasto in Italia e nel mondo. Fin dal 2015 Last minute sotto casa ha a cuore un’unica sfida: contribuire, attraverso una tecnologia di facile utilizzo per commercianti e consumatori, alla lotta all’annosa problematica degli sprechi alimentari. L’obiettivo specifico dell’app? Costruire una vera e propria community di utenti e clienti responsabili, che attraverso piccole azioni fatte con i propri acquisti possano generare un impatto davvero grande sull’ambiente che ci circonda e sull’intera Terra. Tutto ovviamente nasce dal seguire alcune indicazioni, accortezze e consigli che ognuno può applicare nel quotidiano, dagli uffici fino alle proprie cucine di casa, contribuendo alla diffusione di semplici regole e alla partecipazione collaborativa e cooperativa della propria comunità di riferimento.

Insieme agli studenti e agli innovatori, insieme a imprese, rappresentanti delle istituzioni e accademici del territorio, continuiamo a sostenere il ruolo strategico della nostra Food Valley emilianoromagnola nell’innovazione per sviluppo sostenibile.

E se il nostro motto è: “Innovation is a cooperative effort”; non ci resta che unire le forze e ridurre gli sprechi, insieme si può!

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