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L’ulivo ed il Mediterraneo, tra bellezza e rigenerazione integrale.

“Là dove finisce l’ulivo, finisce il Mediterraneo” – Fernand Braudel

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Sotto ogni punto di vista, l’ulivo e conseguentemente l’olio, rappresentano simbolo ed identità del Mediterraneo.

L’olio è un indiscusso cordone con il nostro passato più remoto. Tra miti e leggende, dell’olio ne parlano poeti e filosofi del calibro di Omero, Democrito, Solone nel VI secolo avanti Cristo, non solo a riconoscerne indubbi benefici ma anche per renderlo simbolo, elemento identitario e arte.

L’olio è emblema di polivalenza ed ecletticità: da sempre l’olio non veniva solamente usato come alimento ma anche come strumento di protezione contro il freddo, come medicina umana, come cura contro le malattie del bestiame, per l’illuminazione.

L’olio è simbolo di connessione ed interconnessione: dal Medioevo l’olio inizia ad essere commercializzato, esportato, non solo acquisendo una dimensione fortemente mediterranea ma anche alimento cruciale per avvicinare culture lontane. Lo stesso frantoio da sempre ha rappresentato il luogo di ritrovo della comunità rurale, rafforzando legami più profondi e sinceri.

L’olio è il risultato della lentezza, dell’attesa e del duro lavoro dell’uomo: l’olio si produce solo con procedimenti meccanici, le macine dei frantoi devono muoversi a pochi giri al minuto per consentire di divedere meccanicamente la polpa dell’oliva dal suo nocciolo.

L’olio è emblema di una sana e bilanciata nutrizione, fisica e spirituale: una dieta a base di miele e olio d’oliva permette all’uomo di vivere cent’anni, scriveva il filosofo greco Democrito già nel I secolo avanti Cristo. Grazie alle sue spiccate proprietà antiossidanti, vitamine e all’elevato contenuto di grassi di qualità, l’olio d’oliva non è solo la principale fonte di lipidi della Dieta Mediterranea ma è stato inserito all’interno della lista dei super food. Ma l’olio è anche cibo dell’anima, a dimostrazione che uno dei principali testi sacri, come la Bibbia, lo menziona ben 66 volte.

L’olio è prima di tutto cultura mediterranea e cultura italiana: estratto dalla polpa di un frutto – non dal seme, l’olio ha modellato la nostra cultura enogastronomica, come parte dei numerosi presidi Slow Food riconosciuti, come alimento e condimento che apre e conclude qualsiasi ricetta mediterranea, andando oltre i confini geografici.  

Si tratta di aspetti che ereditiamo tutti da un unico e solo elemento: lo stato di protezione dei nostri ulivi.

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Troppo spesso infatti dimentichiamo cosa voglia dire avere tra le nostre campagne mediterranee ulivi che sono stati piantati più di 1.000 anni fa. Ulivi circondati da muri a secco, posizionati intenzionalmente dai nostri antenati per assicurare una perfetta interazione dell’uomo con l’ecosistema, con i sassi, con l’umidità che da essi deriva, tale da formare ed il nutrimento per il suolo e la pianta. 

Perché niente in natura è capace di funzionare bene da solo.

Troppo spesso sottovalutiamo il lusso di avere, nel nostro Bel Paese, 1.600.000 ettari di ulivi, con ben 1500 diverse varietà di olive. Ogni olio diventa così identità di quel territorio, del suo micro-clima, della sua biodiversità endemica.

Un’interazione perfetta che si racchiude all’interno dei suoi nobili principi nutritivi. 

“Gli antiossidanti sono una risposta della pianta all’ambiente. Non sono una funzione paesaggistica, ma una funzione di integrazione del paesaggio. Non possiamo addomesticare l’ambiente rispetto alle piante, ma le piante si sono adattate all’ambiente” ricorda saggiamente Giuseppe Cilento, della Cooperativa Nuova Cilento.

Tutti aspetti che oggi, sono messi a dura prova.

Tra cambiamento climatico, xylella, politiche irrispettose del territorio ed un mercato agro-alimentare sempre più mosso dal prezzo al ribasso, stiamo lasciando per strada parti cruciali della nostra identità: diversità, qualità, manualità, cura.

In occasione dell’anniversario della nomina della Dieta Mediterranea come Patrimonio UNESCO e della Settimana della Cucina Italiana nel mondo, da Pollica, abbiamo lanciato questo allarme. Insieme a contadini custodi, esperti, narratrici, veri guardiani e guardiane dell’ulivo: Giuseppe Cilento, Sindaco di San Mauro Cilento e fondatore di una cooperativa che con 409 soci da anni si adopera per valorizzare il patrimonio agricolo e ambientale del territorio, Lorenzo Caponetti, visionario olivicoltore che da Tuscania unisce i saperi della storia, imparando dagli etruschi ed innovando nel presente, ma anche con donne che dalle pratiche agricole virtuose e dall’olio stanno costruendo reti internazionali capaci creare consapevolezza e sviluppo economico e sociale, come Linda Carobbi, Gabriella Stanfield e Daniela Ferrando

Abbiamo bisogno di una nuova cultura di rigenerazione integrale,  una cultura che sappia tornare a guardare l’ecosistema nella sua complessità, partendo dai fondamentali: il suolo. 

Abbiamo bisogno di nuove politiche, che sappiano valorizzare il paesaggio ed il valore dell’uomo, supportando quelle piccolissime, piccole e medie imprese che continuano a credere nel potere della qualità e della diversità, invece della standardizzazione e della mediocrità.

“L’olio italiano continua a rimanere sul mercato un alimento caro, ma che costa sempre troppo poco rispetto al lavoro che c’è dietro e ad i suoi costi di produzione” ha sottolineato Lorenzo Caponetti. 

Abbiamo bisogno di comunicare i valori che ci sono dietro questo straordinario prodotto, dando voce agli eroi locali dell’olio, avvicinando gli agricoltori ai consumatori, passando da coloro che il cibo lo cucinano quotidianamente, cuochi e chef, mamme e papà, ristoratori, operatori della ristorazione collettiva, comunicatori. 

“Le parole dell’olio sono fondamentali: il prodotto fresco, festeggiato da un olio buono, quante cose ha da dire ancor prima di iniziare un pasto!” ci ha proprio ricordato Daniela Ferrando, dell’Associazione Nazionale Donne dell’Olio. 

Abbiamo bisogno di unire le forze, verticalmente ed orizzontalmente, come stiamo cercando di portare avanti con il nostro Paideia Campus, perchè solo così è possibile continuare a tessere quelle trame fondamentali che sorreggono l’ecosistema del Mediterraneo, un ecosistema che vede nell’olio d’oliva un indiscusso simbolo di rigenerazione.