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22 aprile, #EarthDay. Dalla filiera agroalimentare, 5 azioni per migliorare il pianeta.

Anche la Terra ha il suo giorno speciale, il 22 aprile, data in cui dal 1970 si celebra il Giorno della Terra, #EarthDay. Una ricorrenza che può essere occasione importante per riflettere e agire a partire da alcune azioni positive per il nostro pianeta, da mettere in atto il prima possibile.

Sì, perchè il momento è critico; l’esperienza di Expo ci ha dato modo di approfondire anche queste tematiche ed innumerevoli sono gli stimoli che quotidianamente riceviamo dal mondo della ricerca, dalla politica e dalla stampa internazionale.

L’ex segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale Michel Jarraud, riferendosi al fatto che il pianeta si sta riscaldando a una velocità mai registrata prima, ha lanciato un chiaro allarme “Stiamo entrando nell’ignoto a una velocità spaventosa”.

Da dove possiamo partire per dare il nostro positivo contributo? Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Elisa Bedin Research fellow del Future Food Institute di Bologna chiedendole di individuare le primi e più semplici azioni che come consumatori ed operatori della filiera del food, “from Farm to Fork”, potremmo adottare per mitigare questi tremendi effetti.

 

1- Carbon Farming

La produzione di cibo, in particolare nell’agricoltura e nell’allevamento, contribuisce in larga parte all’aumento dell’effetto serra. Secondo le stime della FAO (http://www.fao.org/ag/againfo/resources/en/publications/tackling_climate_change/index.htm) il 24% delle emissioni di gas effetto serra sono causate dalla produzione agricola. La stessa agricoltura potrebbe avere la possibilità di assorbire più gas serra di quanto non ne emetta, utilizzando tecniche agricole rigenerative, come illustra lo studio dell’Università di Berkeley “Carbon Marin Project” (http://www.marincarbonproject.org) che spiega come l’uso di un particolare tipo di compost può stimolare la cattura del carbonio dall’atmosfera e incorporarlo nel terreno. Se si continua a guardare alla coltivazione e ai diversi metodi che possono essere usati ci si imbatte anche nell’agroecologia (http://www.fao.org/forestry/agroforestry/en/), cioè l’applicazione dei principi ecologici alla produzione degli alimenti, e la permacultura, il metodo di coltivazione che permette di progettare insediamenti agricoli simili agli ecosistemi in cui si trova in modo da renderlo autonomo e a basso impatto.

2 – Ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti e quindi effetto serra

L’uso eccessivo dei fertilizzanti a base di azoto hanno contribuito ad aumentare la rendita delle culture in tutto il mondo, ma allo stesso tempo, attraverso l’attività microbica (nitrificazione, denitrificazione), nello strato superiore del terreno ha trasformato i composti azotati in protossido di azoto, un gas serra dannoso per il clima. Si tratta di un inquinante importante sia per i terreni agricoli, in cui sono presenti molti composti azotati in seguito alla concimazione, sia per gli ecosistemi non agricoli, che ricevono un apporto di azoto eccessivo attraverso l’aria. Riducendo l’uso di questo tipo di fertilizzanti, trovando la giusta quantità per ogni tipo di cultura, si potrebbero diminuire sensibilmente le emissioni di protossito di azoto diminuendone la tossicità per l’ambiente.

3 – Combattere lo spreco alimentare  

Un altro tema legato al cibo e all’inquinamento è lo spreco alimentare. Soltanto questo produce 13 miliardi di tonnellate di CO2 nell’atmosfera, creando ogni tipo di conseguenze negative. Come scrive più precisamente il blog UpWorthy (http://www.upworthy.com/france-figured-out-how-to-make-its-grocery-stores-feed-even-more-people) secondo le Nazioni Unite se lo spreco alimentare fosse uno Stato vero e proprio sarebbe al terzo posto nel mondo per la produzione di gas serra. Soltanto negli Stati Uniti infatti ogni anno si spreca il 40% del cibo (https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2012/08/22/how-food-actually-gets-wasted-in-the-united-states/), per un valore intorno ai 165 miliardi di euro. Tutto questo scarto alimentare potrebbe invece essere usato per ottenere energia alternativa grazie a centrali a biomasse che riuscirebbero  a utilizzare i rifiuti in modo sostenibile.

4 – Diminuire il consumo di carne

Provate a non mangiare carne lunedì, martedì o qualsiasi altro giorno della settimana. Il sito Meatless Monday (http://www.meatlessmonday.com/about-us/why-meatless/) indica come si diminuirebbe l’uso di acqua: “per produrre un chilo di carne sono necessari 7.000 litri. Mentre per coltivare un chilo di verdure ne bastano 147”. Inoltre si ridurrebbe molto anche la creazione di gas a effetto serra per l’allevamento del bestiame e per l’uso del petrolio. La produzione di carne infatti produce molti gas nocivi per l’ambiente rispetto all’agricoltura di frutta e ortaggi.

5 – Migliorare la gestione del bestiame

Dal momento che l’allevamento animale, e in particolar modo quello dei bovini, crea da solo il 14,5% delle emissioni di gas effetto serra, un’attenzione maggiore all’alimentazione degli animali e un uso più intelligente del letame potrebbero trasformarsi in risorse utili.

Festeggiare il “Giorno della Terra” dovrebbe farci pensare a tutte le possibili soluzioni che si potrebbero adottare per diminuire gli impatti negativi che ogni giorno molti elementi, tra cui il cibo, hanno sul nostro pianeta. Una tecnologia molto avanzata, come quella di cui disponiamo ora, apre ancora di più il ventaglio di possibilità per proseguire il principio di sostenibilità ambientale supportato dal “Earth Day”, che dalla prima edizione, è riuscita a far aumentare la partecipazione fino a un miliardo di persone in tutto il mondo.